giovedì, 31 luglio 2008, ore 14:52

Potevano essere le 03.20 quando mettemmo il DVD nel lettore del Paolo Pino. Il film si chiamava NUMBER23. Film le cui riprese iniziarono il 23 gennaio del 2006, uscito nelle sale statunitensi e britanniche il 23 febbraio del 2007, mentre in Italia abbiamo dovuto aspettare il 23 aprile dello stesso anno.


Il buon Jim Carrey interpreta l'altrettanto buon Walter Sparrow. Padre di famiglia, onesto lavoratore; insomma, un bel tipo, ma non tanto da far girare la testa a tutte le donne che lo vedono passare; simpatico, ma non troppo sopra la media; benestante, ma non troppo; intelligente, ma non tanto da sembrare un genio; con una moglie carina, Agatha, ma non abbastanza da far invidia al resto del vicinato; ha anche un figlio che riprende tutti gli stereotipi del classico adolescente americano. Insomma, una vita che più normale di questa si muore.


Tutto inizia a cambiare quando il protagonista viene morso da un cane e, a causa di ciò, ritarda all'appuntamento con la moglie. Agatha, in attesa del marito, ammazza il tempo sfogliando un paio di libri in biblioteca, quando viene colpita da uno in particolare: number23.


E' il 3 febbraio (2/3 scritto in data americana) e il cane che ha morso Walter si chiama Ned (N=14 E=5 D=4, 14+5+4= 23).


Il libro entra a far parte della vita di Sparrow. Il protagonista, col passare delle lettere, delle parole, delle righe e delle pagine, nota sempre con più certezza, sospetto ed angoscia che il protagonista del romanzo, Fingerling, ha un infanzia molto simile alla propria. Col passare del tempo le analogie tra la vita di Sparrow e la vita di Fingerling aumentano sempre più. Come se non bastasse c'è un numero, il 23, che perseguita in modo ossessionante Fingerling; altresì Sparrow si accorge che da quando ha iniziato a leggere il libro questo numero maledetto ha incominciato a far parte anche della sua vita.


Il film si fa avanti, così, con un intersecarsi di realtà parallele; ci troviamo a vivere sia la vita di Sparrow che quella del detective, protagonista del romanzo number23, interpretato dallo stesso Jim Carrey; le vicende sono sempre più incredibilmente legate tra loro, a causa sopratutto della maledizione del 23, che, in un modo o nell'altro, perseguita entrambi i protagonisti del film.


Il lungometraggio si snoda per 95 intensi minuti con l'alternarsi dei due mondi: il mondo di Sparrow, con colori caldi, confortevole, reale; il mondo di Fingerling, surreale, colori cupi, ambientazione dark, movimenti della telecamera veloci e tortuosi. Le vicende dei due andranno avvicinandosi sempre più, fin quando si scontreranno in un finale ricco di colpi di scena e di spiegazioni che faranno sì che il puzzle finale sarà montato in modo corretto.


Insomma un bel thriller che mostra come la mente umana, se ha intenzione di vedere qualcosa, la vedrà sicuramente, poco importa che essa ci sia davvero o meno.


Ma intanto: la libreria dove Agatha trova lo sventurato libro si trova al numero civico 599 (5+9+9=23); il negozio di Agatha si trova al 698 (6+9+8=23); Fingerling suona il sassofono composto da 23 chiavi; Sparrow si va a rifugiare in un hotel, sono le 23.23, prende la stanza numero 23; da notare che nell'insegna luminosa dell'albergo sono accese solo le lettere H E L dell'intera parola Hotel: (H=8 E=5 L=10, 8+5+10=23). Walter Sparrow è composto da 13 lettere, Fingerling da 10: 13+10=23; la targa dell'auto del protagonista è 9068TC: 9+0+6+8=23; T=20 C=3, 20+3=23. E poi autobus, orologi, numeri civici, targhe, ogni sorta di numero o composizione portava sempre e comunque al fatidico 23.


Aldilà del film questo numero ha sempre avuto qualcosa di mistico. Basti pensare che le due cifre da cui è formato, due e tre, se fratte tra di esse danno un risultato alquanto particolare: 2/3= 0,666. L'anticristo.


Può sembrare quindi particolare pensare che il nome di Jim Carrey sommato a quello del regista, Joel Shumacher, dà insieme ben 23 lettere, così come se viene sommato al nome dell'attrice che interpreta Agatha, Virginia Madsen. Curioso anche il fatto che Number23 è il 23esimo film del suddetto regista.


Anche nella storia il 23 ha assunto un ruolo particolare:



  • secondo alcuni studiosi della Bibbia Cristo sarebbe nato il 23 luglio



  • Sia il calendario sumero che quello egiziano iniziavano dal giorno 23.



  • Il genoma umano contiene 23 paia di cromosomi



  • La terra ruota su un asse di 23°. Precisamente 23,5°. (5= 2+3).



  • 23 era il numero preferito da Hitler



  • 11 settembre 2001= 11+09+2+0+0+1=23



  • Il disastro di Chernobyl è accaduto all'1 e 23 di notte e la centrale è situata a 51°23'23''



  • Giulio Cesare è stato assassinato con 23 coltellate



  • I templari hanno avuto 23 gran maestri



  • Cristo ha ricevuto 23 frustate prima di scorgere Satana tra la folla.





Tutte coincidenze, ovviamente. Si potrebbe fare lo stesso ragionamento con qualsiasi altro numero. Poi, capito, ti chiedi quale sia la 23esima lettera dell'alfabeto. E se hai fatto la prima elementare ti rispondi anche che la 23esima lettera è la W. Abbassi lo sguardo e ti accorgi che, tho, la W si trova esattamente tra il 2 e il 3. Di nuovo il 23.


Vabbè, faccio io, ancora un altra coincidenza. Meglio che vada a mare, vedo qualche faccia intelligente come quella di, chessò, Mamì. Mi sto per mettere la maglietta di Kurt Cobain e noto la sua data di nascita: 1967 (1+9+6+7=23). Scandaloso. E quella di morte? 1994 (1+9+9+4=23). Allucinante.


Ah, cosa dimenticavo! Quando finimmo di guardare il film andammo da Lo Cascio a prendere i cornetti... e il Pino si trovò con 23 centesimi in tasca. Andammo a quel punto a contare tutte le auto che si trovavano nella stradina di Lo Cascio, sperando di notare qualcosa di particolare nella 23esima vettura! Contammo, accompagnati anche dal buon Fleres, e la targa della 23esima macchina finiva con un 3z, che letto all'incontrario da uno che ci vede poco bene potrebbe sembrare un 23! Scandalosissimo!


no no, ma non sono pazzo non sono pazzo sono non pazzo non lo sono lo so lo so che non lo so pazzo... coincidenze coincidenze...numeri, coincidenze coincidenze numeri...


vado alla luna rossa, mi ritrovo con 23 tovagliolini del bar in mano. Vado alla capanna, prendo 23 pietre, mi dico: cosa devo fare? mi devo distrarre, palleggio, conto i palleggi: 1, 2, 3, 4...20, 21, 22, 23, non posso farla cadere adesso, la faccio cadere, ho fatto 23 palleggi, mamozzo mi chiede quanti ne ho fatti, non gli voglio rispondere, lui mi pressa, glielo dico, mi dice che sono pazzo, PAZZO PAZZO PAZZO, IO NON SONO PAZZO, è LUI CHE VIENE DA ME, è LUI, LUI!!! SIETE VOI PAZZI...


ma io sono normale, mi riprendo, sono un po' nervoso, stacco i bigliettini dell'ultimo falò che servivano da scontrini per la sangria, ne strappo un pochino, ne ho in mano ben 23, cosa devo fare, li butto, ma il vento li riporta verso di me. Basta, è la capanna che porta sfiga. Cosa devo fare. Vado nell'altra.


cosa devo fare; mi devo distrarre; gioco a UNO, prendo una serie di +4 e +2; cazzo ho 23 carte in mano; mi alzo, cosa devo fare, cerco un accendino, lo chiedo a un tizio che passa: non ce l'ha; un altro: non ce l'ha; ricevo 22 NO; spero che il 23esimo non fumi, è marilisa, le chiedo "hai accendino?", "si, nella borsa"; cazzo. Dove cazzo è dio onnipresente, non c'è mai. Intanto, torno alla capanna, prendo il borsellino, guardo la tessera sanitaria, quando scade "10/09/2011", un breve calcolo, lo sapevo, fa ancora 23, cazzo. Zingales si avvicina, ha le carte italiane, mi dice: prendine 3, le prendo, nemmeno le guardo, so già quanto cazzofaranno.


la sera, andiamo al mattanza: provate a contare quante tavole di legno ci sono nello scivolo alternativo ai gradini che si trova all'entrata del lido: 23. Ok. Cosa devo fare, ho sete; prendiamoci una birrozza. Messina? ok. "Birra messina dal 1923" 23. NO. Prendiamo una Moretti cazzo. "Dal 1859". 1+8+5+9= 23.23.23.23232323sEmpreVentiTRE caspita. è ovunque. da lo cascio, alla capanna, al mattanza, nei giornali, nei sorrisi, nel cielo, nel bidè, ovunque.


e il 23, che posto potrebbe occupare in un blog, in un posto come questo? Ops. Ora me ne accorgo. Il 23 di febbraio ho aperto questo blog. Ho inserito il mio primo intervento. Ho fondato nessunDove.








23















ilfragma
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categoria : cazzeggio





martedì, 15 luglio 2008, ore 15:37

Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco,

sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata;

mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero,

come di qualcuno che leggermente picchiasse - pichiasse alla porta della mia camera.

-- « È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera » --

Questo soltanto, e nulla più.


II.


Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre,

e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.

Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre

dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora,

e che nessuno chiamerà in terra - mai più.


III.


E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea,

facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima,

sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo:

« È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza.

« Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza;

è questo soltanto, e nulla più ».


IV.


Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:

« Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono;

« ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente,

« e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera,

« che io ero poco sicuro d'avervi udito ». E a questo punto, aprii intieramente la porta.

Vi era solo la tenebra, e nulla più.


V.


Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito

sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare;

ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;

e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»

Soltanto questo, e nulla più.


VI.


Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme;

ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.

« Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra ».

Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.

È certo il vento, e nulla più.


VII.


Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali,

si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi;

egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante

ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera,

s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.


VIII.


Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere,

con la grave e severa dignità del suo aspetto:

« Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile,

« orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte

« dimmi qual'è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte! »

Disse il corvo: « Mai più ». (1)


(1) In inglese è «no more» che ha molto del gracchiare del corvo.


IX.


Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello,

sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito;

poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana,

mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera,

con un nome siffatto: « Mai più ».


X.


Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente

quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.

Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò -

finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: « Altri amici mi hanno già abbandonato,

domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato ».

Allora, l'uccello disse: « Mai più ».


XI.


Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:

« Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza,

« presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura

« perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello,

« finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:

« Mai, - mai più ».


XII.


Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso,

subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta;

quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare

fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi,

che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi

intendea significare gracchiando: « Mai più ».


XIII.


Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba

all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;

io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio

sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente;

ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente

Ella non premerà, ah! - mai più!


XIV.


Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile,

agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,

- « Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti à inviato

« il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora!

« Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!

Disse il corvo: « Mai più ».


XV.


- « Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -

- « Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva,

« desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata

« in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro -

« Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -

Disse il corvo: « Mai più ».


XVI.


- « Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!

« Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo -

« dì a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden,

« essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora,

« abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora ».

Disse il corvo: « Mai più ».


XVII.


- « Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! » - io urlai, balzando in piedi.

« Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte!

« Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita!

« Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!

Disse il corvo: « Mai più ».


XVIII.


E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato

sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza,

e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna;

e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento,

e la mia, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento

non si solleverà mai più!


Edgar Allan Poe.


 


In televisione dovrebbero passare questo. E nulla più.

ilfragma
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