lunedì, 01 settembre 2008, ore 19:24

Bianco, è il foglio aperto adesso da Works. Incomincia a macchiarsi di nere parole. I vallanzaska rallegrano uno sbiadito mezzo pomeriggio in quel di patti, fin dove i superamici si sono spinti per cercare di far passare il tempo più velocemente di quanto non sia solitamente. 7 sono i giorni trascorsi da quando il dominio di casa nostra è passato nelle mani degli adulti, dei genitori. Le cose sembrano tutte più inutili, i pomeriggi più scontati, mi manca la luna, la vedo poco; era meglio quando si viveva di notte e si moriva di giorno; i pomeriggi sono troppo caldi, le notti troppo attraenti.







Provo a ricordare momenti di cui non ho ancora scritto;

E’ giovedì, non ho memorie di ciò che fu di quel pomeriggio; la sera fummo di Andrea Corno, ma non ho memorie nemmeno della notte, qualcosa annebbiava il mio sistema nervoso; torniamo a casa, incomincia a diradarsi la nebbia dal mio cranio; io gamba, maura Giosuè fleres grazia miriam sara; le ore passano, le birre terminano, le lancette avanzano, il sonno sopraggiunge; non per me Giosuè e sara. Sono le 6, il gamba mi sfida: “non andrai mai alla lunarossa così come sei combinato”. Ero combinato con dei boxer a quadretti, maglietta per dormire; ci aggiungo le scarpone verdi da down e gli occhialoni rossi; si va verso la LunaRossa, verso il cornetto, senza più pudore; senza degnare della minima considerazione i pensieri importuni di gente troppo indaffarata a pensare cosa fa il prossimo invece di guardare se stesso allo specchio. Torniamo e ci godiamo le piccolezze che rendono grande la vita; una di quelle cose che procurerebbe un orgasmo alla nostra cara Amelie: ammiriamo l’alba dal tetto di casa mia. Dormiamo? Giosuè si. Io e Corna: no. Un altro desiderio. Esaudiamoli tutti, tanto che importa, non ci può fermare nessuno ormai. Guardiamoci Anastasia in cassetta. Tra scart che non andavano, prolunghe che non prolungavano, adattatori che non adattavano, doppie prese che non bastavano, fili ingarbugliati tra di essi, meccanismi e congegni multimediali/tecnologici distanti anni luce dalla mia abilità in questo campo, riesco a guadagnarmi il soprannome di “ometto di Sky“: 45 minuti buoni a tentare di far vedere il Film in un qualche televisore. Io non ho desistito e per le 8 il film è partito. Ci corichiamo nel nostro caro scomodo e dolce matrimoniale, dopo 15 minuti lei si addormenta, io dopo 30, il film continua per altri 150 minuti, mi sveglio in tempo per vedere la canzone finale, bellissima; lei dorme accanto a me, bellissima. Mi addormento anch‘io; buonanotte..  Settima alba.



“dormo, cioè mi sono alzato adesso, ho bisogno un po' d'affetto e di una figura paterna, non so come muovermi. ho un po' fame, sento una condizione di disagio in tutto ciò, ma non so proprio come comportarmi”   inviato da me medesimo alle ore 18.29, appena svegliatomi, alle ciccs. Al settimo giorno di solitudine affollata il mio stato di degrado rasenta l’inverosimile.

Subito dopo colazione saliamo al borgo, sono tipo mezzanotte. Del borgo ricordo solo una voce “dario basta con ste birre, questa sarà le settima”.

Benone, intanto io mi vado a fare la mia fottutissima ottava alba di seguito. Wiiiiiiii



Sabato, e chi si ricorda che successe.  Sara: “facciamoci i pitoni”. “compriamo i pitoni, cara?”. “No. Facciamoli noi.” Minchia, la corno è impazzita.

Facciamo la spesa, hurra, io mi occupo delle birre. Gli altri prendono l’occorrente per i pitoni. Niente ci può fermare. Apparte il black out per colpa del quale abbiamo smesso di friggere alle 23. Poi abbiamo capito che il gas poteva funzionare anche senza luce, e abbiamo iniziato a rifriggere. Intanto nella tabella che analizza ciò che è successo a casa mia in questo bel periodo alla voce “numero di bestemmie” le cifre aumentano vertiginosamente. Già io ero a friggere, e l’olio bollente fa veramente male quando finisce sulla tua pelle.

Bha. Andiamo al borgo, parliamo, si fanno le 3, la serata è finita. No, andiamo alla 24 ore, parliamo, si fanno le5, la notte è finita. No. Prendiamo un cornetto, facciamo colazione. E’ iniziata la mattina. Torno alla 24, ho due cornetti con me, uno per il nero grande, glielo do, uno per niden, non c’è, ne approfitta la cugina, quella piccola. Il nero e il Catalano hanno fame, che non l’accompagno? LunaRossa. Il nero e il catalano hanno bisogno di giocare alla play, che non l’aiuto? Casa mia. Catalano ha bisogno di un bagno a mare. Che se lo faccia, cazzo devo dirgli. Vabbè, sono le 8, torniamo alla 24. C’è gente che ancora (o già) dorme, è il Siracusa, nella macchina del nero, svegliamolo, prendiamolo, colazioniamolo, portiamocelo a casa. Mia. 3 birre, USA - SPAGNA finale di basket. Perdiamo. Pugilato, supermassimi, Cammarelle. Vinciamo. Minchia oro.

Sono le 10 del mattino ed io non vado a letto. Metto il cervello in modalità stand by per risparmiare energia ed esco. Solo. Faccio colazione. Solo. Torno a casa. Solo. Dormo? No, il destino non vuole, vengono Luigi e Pietro, non me lo permettono, se ne vanno, dormo? No, Bacco ha bisogno di essere portato alla stazione, se ne Va. Era anche ora, che palle.





Loro. Tornano. E’ finita. Abbiamo fatto sparire le birre. Abbiamo fatto sparire la cenere. Abbiamo fatto sparire il disordine. Abbiamo fatto sparire lo sporco. Abbiamo fatto sparire i cuscini a terra, le lenzuola, i vestiti. Abbiamo fatto sparire la gente. Abbiamo fatto sparire l’allegria. Ma loro sentono puzza di adolescenza, intrinseca nell’aria stagnante di una casa che ha visto cose impensabili, irripetibili, inspiegabili… Muri che conserveranno avidi segreti sussurrati solo da chi fu protagonista di quelle sensazioni in precedenza solo lontanamente immaginate in momenti di rara apoteosi terrena, adesso diventate sublime paradisiaca improvvisa realtà. Un sogno malamente vissuto. O benemente deceduto.



Torno a ciò che era prima, uno stato d’animo che sembrava svanito per sempre, l’avevo cancellato, come voluto volontariamente dimenticato. Ma adesso ricordo, chiuso in una gabbia, imprigionato dalle sbarre degli affetti, della quotidianità, delle abitudini, delle regole, della morale, della correttezza. Io però non m’addormento. Sono le 10 di sera, e l’ultima volta che mi sono addormentato era venerdì, ora è domenica. Vengono MiriamCic e Sara e Grazia, viaggiamo verso la 24ore, non c’è un cazzi i fari, passa la mezzanotte. L’ultima volta che mi sono addormentato era venerdì, adesso è lunedì. Mezzanotte e qualcosa, e Pietro Rotella ci carica sulla sua macchina, ci porta al parco Jalari. Io devo tornare a casa a mezzanotte, ci torno alle tre e mezzo, torno a casa, faccio girare la chiave nella serratura con una dolcezza devastante, percorro il corridoio con una destrezza assordante, salgo le scale del mio letto a castello, mi corico. Chiudo gli occhi. E’ tutto finito. NO. Con la mente divago, viaggio, corro, ripercorro, i momenti di casa mia, ne vivo altri, sogno, come non l ho mai fatto, sono ancora solo, solo in compagnia di gente che va e viene in casa mia, in casa Nero.



Ho vissuto per 9 giorni e 9 albe da malvivente per bene. O benmorente per male.



“Dario svegliati, è tardi”



Ecco, adesso è tutto finito.
ilfragma
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Commenti
#1    02 Settembre 2008 - 22:16
 
9 albe di fila... tu si che sei figo :D
utente anonimo

#2    03 Settembre 2008 - 13:58
 
ma che cazzo ce ne frega delle tue nove albe compare
utente anonimo

#3    03 Settembre 2008 - 22:07
 
ma chi porco fin ti ha detto di venire a leggere??
utente anonimo

#4    03 Settembre 2008 - 22:29
 
Me l'ha chiesto satana, per eliminarti.

No dai scherzo, ti voglio male :*
utente anonimo

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